Intervista a Jonathan Pochini, consulente SEO e “nomad worker”

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Jonathan Pochini è un consulente SEO che ha deciso di abbracciare la filosofia del nomadismo digitale, viaggiando e lavorando online come freelance e dedicandosi ad alcuni progetti personali. Si definisce lui stesso un Nomad Worker e ha scelto come base le isole Canarie, tra El Hierro e Las Palmas de Gran Canaria. Ecco la bellissima intervista con tanti spunti utili e consigli per chi vuole saperne di più su come diventare freelance e nomade digitale.

Ciao Jonathan, presentati ai lettori di Cambiare Vita

Ciao Gianluca, immagino che la cosa più significativa da dire sia il fatto che potrei essere descritto come un Nomad Worker, un professionista del web che ha la possibilità di poter lavorare slegato da un posto “fisico” di lavoro.

jonathan pochini consulente seo

Mi piace spiegare che, almeno nel mio caso, l’essere un Nomad Worker è la felice unione di due condizioni esistenziali:

  • Il lavorare su internet (faccio il consulente SEO).
  • E l’essere freelance.

Per il resto mi potrei descrivere come un giovane di 42 anni che ha trovato tardi la propria strada: 11 anni fa quando, superati ormai i 30 anni – e dopo aver errato per diversi settori – mi trasferisco a Firenze per lavorare full-time nel web.

A questo primo trasferimento ne seguiranno poi molti altri…

Australia, Thailandia e Canarie sono alcuni dei posti in cui hai vissuto: ci racconti il tuo percorso di italiano all’estero?

Dopo un paio d’anni – e un paio di agenzie web – a Firenze parto per l’Australia. Ci parto con la “scusa” di un corso di inglese di 12 settimane.

Ma alla fine di queste 12 settimane – con un sito tirato su gratuitamente e rapidamente su blogger e una campagna AdWords di 30 euro – riesco a trovare un ingaggio in una agenzia web di Sydney: l’avventura dall’altra parte del mondo può continuare!

Per farla molto breve: nel corso dei miei 4 anni in Australia…

  • il lavoro dall’agenzia web è andato sempre più calando
  • e quello dai miei clienti online è andato sempre più aumentando.

Alla fine del 2012 lavoravo praticamente da casa vivendo in una delle città più care al mondo.

Così nel 2013 decido di prendere il volo, di lasciare l’Australia ed esplorare lo stile di vita nomade digitale: direzione Chiang Mai, Thailandia, la capitale dei nomadi digitali.

E per farla nuovamente molto breve: l’esplorazione dello stile di vita nomade digitale è andata bene…

  • in Australia non ci sono più tornato,
  • ho fatto qualche giretto in Sud Est Asiatico,
  • sono naturalmente passato per l’Italia,

Ma diciamo che ho fatto soprattutto base alle Canarie.

Base riconfermata anche quando il mio viaggio si è unito a quello di Simona Camporesi e ha preso una piega e una destinazione speciale: El Hierro, la più piccola delle isole Canarie.

Da dipendente a consulente SEO e nomade digitale, di cosa ti occupi nello specifico?

Tecnicamente dipendente non lo sono stato mai se per dipendente intendiamo una vera e propria assunzione con un contratto a tempo indeterminato: sono sempre stato assunto a progetto e questo significa che avevo gli obblighi di un lavoratore dipendente… senza poterne godere dei diritti!

È una di quelle piccole cose che ti rendono decisamente un po’ più disincantato nei confronti della nostra bella ma ingiusta (leggi: governata male) madrepatria.

Ma torniamo a noi: mi occupo di SEO. Ho iniziato praticamente da quando mi sono trasferito a Firenze per lavorare full-time nella mia prima agenzia web: il mio ruolo doveva essere “copywriter per il web”, ma presto mi vengono affidati piccoli incarichi per ottimizzare le pagine web e, dimostrando un certo interesse per l’argomento, divento in tempi relativamente brevi il punto di riferimento per la realizzazione delle campagne SEO dell’azienda.

In Australia invece è avvenuto un passaggio ancora più importante: quello dal lavorare per i clienti della mia agenzia al lavorare per i miei clienti.

Un passaggio a cui si è accompagnato un gran salto di qualità in termini di passione profusa nel proprio lavoro.

Oggi invece ambisco – e mi sto impegnando in questa direzione – a passare dal lavorare per i progetti dei miei clienti al lavorare per i MIEI progetti.

Non si finisce mai di imparare. Ma non si finisce neanche mai di crescere!

Quando hai deciso di lasciare un posto fisso (di lavoro e residenza) per cominciare il tuo viaggio?

La scelta più difficile è stata proprio quella di partire per l’Australia. Era una domenica piovosa in quella casetta della periferia di Firenze, io avevo un buon lavoro, con una prospettiva, alla fine del periodo di prova, di un buon contratto a tempo determinato: un posto sicuro, uno stipendio decoroso, 4 settimane di ferie l’anno. Che ci fai con 4 settimane di ferie l’anno? E se volessi andarmene a fare un viaggio? Solo una volta all’anno per massimo un mese (se salti le vacanze di Natale)?

Ma al di là di queste considerazioni c’era proprio qualcosa che stonava, che bolliva in pentola e che non mi faceva stare in pace.

Mi ritrovai quindi, in quella domenica piovosa di quell’autunno fiorentino, a navigare nello storico forum Tripaustralia (chissà se qualcuno dei lettori se lo ricorda).

Leggevo i post di chi si stava preparando per il viaggio, ne condividevo l’entusiasmo, ne AMMIRAVO lo spirito di avventura: quel senso di botta di vita, di aspettativa positiva, di voglia di andare… Forse quei ragazzi in partenza mi davano la giusta forza.

Mi misi in contatto con qualcuno di loro e… da lì partì il mio viaggio.

Quali sono stati gli aspetti più difficili del diventare freelance?

Senz’altro il trovare clienti. Ma io ho avuto modo di fare questo passaggio molto gradualmente, come dicevo, in 4 anni durante i quali all’inizio lavoravo full-time per la mia agenzia di Sydney, alla fine lavoravo da casa per i miei clienti online.

Quindi in questi 4 anni ho avuto modo di coltivare quella base di clienti che costituisce di solito il terreno fertile su cui cresce il passaparola, lo strumento più potente per trovare clienti. È lo strumento più potente ma non ci sono molte scorciatoie, ci vuole tempo per farlo crescere:

  • Devi fare un buon lavoro con un cliente;
  • Il cliente deve parlare bene di te ad altri potenziali clienti;
  • I potenziali clienti devono diventare a loro volta clienti e chiederti di farti dei lavori per loro.

Ci sono anche altri modi per trovare clienti che devono essere affiancati al passaparola, soprattutto all’inizio. Io consiglio di:

  • Individuare la propria nicchia;
  • realizzare un sito web;
  • e iniziare a coltivare una campagna finalizzata all’aumento della propria visibilità online.

Ho dedicato un intero progetto a questo “consiglio”, un intero sito web dedicato al tema del diventare freelance e del trovare clienti attraverso internet: diventarefreelance.it

E quali sono invece i vantaggi di questo stile di vita?

La libertà di essere slegati da un posto di lavoro fisico ci permette un sacco di altre libertà:

  • La libertà di lavorare da dove ci pare (casa, ufficio, coworking, biblioteca…);
  • La libertà di non stare in città, quando vogliamo stare in campagna;
  • La libertà di non dover prendere la macchina per andare a lavorare;
  • La libertà di andare a vivere in un posto di mare o, se lo preferiamo, in un posto di montagna;
  • La libertà di viaggiare lavorando (o lavorare viaggiando), ma anche la libertà di fermarsi dove ci pare e per quanto ci pare.
  • La libertà di vivere in paesi dove la vita costa meno mantenendo le tariffe del proprio mercato di riferimento.
  • La libertà di spostarsi inseguendo le proprie passioni (che sia il tango in Argentina, lo Yoga in India, il Go in Corea… e chi più ne ha…)
  • La libertà di stare vicino a chi vogliamo stare vicino.
  • La libertà di tornare a supportare la famiglia quando la famiglia lo richiede.

C’è poi tutto il discorso dell’apertura della mente che si sperimenta viaggiando, facendo cose nuove, imparando nuove lingue…

E c’è infine il discorso sul minimalismo, sull’imparare a vivere con quello che siamo in grado di portarci nello zaino e quindi sull’imparare a vivere senza accumulare oggetti inutili… Ma ad investire piuttosto i nostri soldi in esperienza.

La tua personale definizione di nomade digitale?

Questa è una bellissima domanda. Ho visto persone perdersi nel cercare una misura dell’essere nomade digitale (esempio “ma se viaggio per soli 180 giorni l’anno sono un nomade digitale?”) e altri rimanere attaccati in maniera sterile a una qualche formuletta.

L’attaccamento ad una definizione non mi appassiona e anzi mi fa venire voglia di allontanarmi dalla definizione stessa, anche da quella di “nomade digitale” (e infatti ho usato il termine Nomad Worker nel rispondere alla tua prima domanda 😉 )

Ma tu mi chiedi una mia personale definizione e questo mi rincuora. E ti voglio dare una mia definizione creativa, emotiva, che non ha niente a che vedere con formulette accademiche e improduttive.

Cos’è per me un nomade digitale? È una persona che non ha accettato la pressione sociale a conformarsi allo stile di vita mainstream per seguire piuttosto le sue corde. Facendo questo è anche diventato – umilmente – un punto di riferimento per chi aspira a fare un passaggio simile ma non c’è ancora riuscito. È l’amico che è andato prima di te in Australia o a Londra o “dall’altra parte”… e a cui chiedi “come si sta là?”, “ti trovi bene?”, “come faccio a raggiungerti?”

Ora ti trovi a El Hierro, la più piccola delle isole Canarie: pensi di aver trovato il tuo posto nel mondo?

In realtà ho lasciato da poco El Hierro e ora sono a Las Palmas de Gran Canaria, che per almeno due anni è stata un po’ “casa base”. Ci rimango solo un mese, poi torno in Italia, ma a fine Agosto sono di nuovo qui, alle Canarie, insieme a Simona, anche se ancora non sappiamo con precisione in che isola andremo a finire…

Di sicuro torneremo anche a El Hierro! Un posto talmente fuori dal mondo, che potrebbe benissimo essere il mio posto nel mondo. Anzi: il nostro! 🙂

Quali consigli vuoi dare a chi vuole vivere e lavorare viaggiando?

Riflettendoci sopra avevo individuato 4 o 5 modalità attraverso le quali è possibile emanciparsi dal posto di lavoro fisico:

Freelance che lavora su internet:

Quello che faccio io e suppongo la maggior parte dei Nomad Worker: consulenti SEO, PPC, programmatori, web designer, grafici, social media manager, copywriter, assistenti virtuali, traduttori, coach, insegnanti, consulenti, editor e sicuramente mi dimentico qualcosa di importante 🙂 Chiunque abbia una o più competenze rivendibili online.

Lavoratore in remoto:

Si tratta sempre di professioni che possono essere svolte con un computer ma stavolta il lavoro te lo passa un’azienda, un’agenzia. È molto probabile che questa azienda sia americana o comunque straniera. Con le aziende italiane è un po’ più difficile trovare questo grado di maturità e consapevolezza riguardo i vantaggi del lavoro in remoto… ma qualche caso c’è.

Business Online:

In questo caso sei un imprenditore che ha una qualche attività su internet, che sia la vendita di ebook o altri infoprodotti o la rendita da pubblicità e affiliazioni (o altro ancora). Potresti avere anche un ecommerce di prodotti fisici ma in questo caso ti inserisco nella quarta modalità 🙂

Imprenditore in remoto:

In questo caso hai un’impresa fisica, che opera in un territorio preciso o che comunque ha degli asset fisici (un magazzino, un impianto, un ufficio…), ma deleghi tutti i compiti che sono delegabili e ti tieni solo i compiti che possono essere svolti da remoto. Nel caso dell’ecommerce di prodotti fisici, anche se vendi online, potresti avere un magazzino dove metti i tuoi prodotti e da dove fai partire le spedizioni.

Insegnante itinerante:

Questa è una modalità che tecnicamente non è molto digitale e quindi qualcuno potrebbe storcere il naso. Ad esempio penso ad un insegnante di cucina, fotografia, yoga o quant’altro che si muove di città in città proponendo i suoi workshop. Sono a volte persone piuttosto famose nel loro settore di riferimento e che hanno un certo seguito. Ma possono essere anche bravi professionisti che si sanno vendere bene e che padroneggiano efficacemente le tecniche di web marketing.

Ecco che nel momento in cui il nostro insegnante itinerante di cucina vegana, di fotografia HDR, di yoga, di tantra, di Business Development o Crescita Personale, di tango argentino o di una qualche specifica arte marziale indonesiana decide di fare un workshop a Milano, a Parigi, a New York, in Mexico, in Thailandia, a Bali… potrà mettere in campo gli strumenti del web marketing per fare in modo che il suo workshop sia portato a conoscenza delle persone potenzialmente interessate presenti nel territorio o disposte ad una trasferta.

Tutto questo discorso per dire cosa? Niente. Ma probabilmente mentre leggevi di tutte queste possibilità di vite alternative ti sarà venuta una qualche idea, i tuoi occhi si saranno forse fatti per un attimo leggermente più lucidi e tu magari anche solo per un millesimo di secondo ti sarai ritrovato a visualizzarti in una situazione nella quale hai sentito una certa sensazione di familiarità o sintonia.

Ti sei sentito a tuo agio, come in un vestito che ti calza alla perfezione. Ecco: da quella sensazione partirei! 🙂

Se invece non hai sentito nulla… e nessuna delle modalità che ti ho esposto sopra sembra fare al caso tuo… forse allora questo stile di vita non fa per te.

E va benissimo così! Non c’è più gloria nel viaggiare che nel restare. Non c’è più gloria in questo stile di vita itinerante piuttosto che in uno più canonico.

L’importante è che ognuno sia libero di aderire allo stile di vita con il quale si sente più in sintonia e che più gli permetta di crescere. A questo punto mi piacerebbe citare Les Brown:

If you are not willing to risk, you cannot grow.
If you cannot grow you cannot become your best.
If you cannot become your best, you cannot be happy.
If you cannot be happy… what else is there?

Tradotto (male) (da me):

Se non sei disposto a rischiare, non potrai mai crescere.
Se non puoi crescere, non potrai mai diventare il meglio di te.
Se non puoi diventare il meglio di te, non potrai mai essere felice.
Se non puoi essere felice… che altro c’è?

Quali sono i tuoi progetti futuri: lavoro, nomadismo digitale, spostamenti etc?

Crescere 🙂

Come accennato prima la mia ambizione è quella di passare dal lavorare per i progetti dei miei clienti al lavorare per i MIEI progetti.

È un’ambizione che nutro da tempo in verità ma evidentemente dovevo imparare prima una competenza importante: la capacità di dire di NO ai nuovi clienti. Non è facile secondo me quando si è freelance.

Anche se ancora non me la sento di mollare i vecchi clienti – e non sarebbe giusto prima di aver trovato un degno sostituto – desidero ritagliarmi sempre più spazi da dedicare ai miei progetti.

Uno tra questi è appunto diventarefreelance.it, un progetto dedicato anche a (ma non ristretto a) chi vuole vivere e lavorare viaggiando e possiede una o più competenze rivendibili su internet (vedi domanda sopra, il punto 1).

Questo progetto intende risolvere alcuni problemi di chi è già un professionista preparato ma non sa quali competenze ancora gli mancano per lanciarsi con successo sul mercato e come acquisire queste competenze. Primo fra tutti il problema “come trovare clienti online”.

È quello che alla fine dei conti ho fatto per 11 anni lavorando full-time come consulente SEO e con gli altri strumenti del web: trovare clienti per i miei clienti!

Quindi questo è il meglio di quello che posso trasmettere ed è anche quello che vorrei offrire come contributo per fare la differenza nella vita delle altre persone.

Non fraintendermi: lo faccio per soldi 🙂 O meglio: questo progetto dovrà essere sostenibile per funzionare. Ma sono arrivato a un punto in cui posso ambire a mettere le mie competenze al servizio delle persone piuttosto che al servizio dei siti web.

Sicuramente ne guadagnerò in soddisfazione personale!

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