Vivere a Dubai e fare business negli Emirati Arabi; Nico de Corato si racconta

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Nico de Corato racconta la sua esperienza negli Emirati Arabi; trasferitosi a vivere a Dubai, ha aperto un blog e una azienda di consulenza, costituzione società e comunicazione web e social media. Ha da poco pubblicato un libro e condivide la sua esperienza in questa intervista.

Ciao Nico, raccontaci di te e perché hai deciso di andare a vivere a Dubai

dialetto emiratino libro

Ciao e grazie per la disponibilità innanzitutto. Dal momento che ho delle aziende impegnate in diversi settori, posso definirmi un imprenditore nel settore della consulenza e dei media. Tuttavia sono anche public speaker (nasco professionalmente come docente del settore IT e ancora oggi mi piace tenere seminari e workshop), giornalista (collaboro attivamente con tante riviste, incluso il magazine Millionaire) e autore del libro dialetto emiratino.

Come mai hai scelto proprio Dubai e quali step hai seguito per trasferirti definitivamente?

Da sempre sono un appassionato di motori e il mio sogno era quello di lavorare in un campionato mondiale motor sport, qualunque esso fosse (auto, moto o altro). L’occasione è arrivata subito dopo la laurea grazie al mondiale Class 1 (la top category della motonautica), per cui ho sviluppato il sistema di timing.

Grazie al campionato ho iniziato a viaggiare molto e tra le varie città c’è stata anche Dubai, la quale da subito mi ha affascinato moltissimo. Si respirava aria di opportunità e così ho aperto un blog (all’inizio con un altro nome) per condividere quell’esperienza, dal momento che i social all’epoca ancora non erano così diffusi.

È stato difficile ottenere la documentazione e i visti per vivere a Dubai?

Negli Emirati non è particolarmente difficile per chi ha un passaporto occidentale. Ci sono due modi per avere il visto: aprire una propria azienda (in questo caso è difficile che il visto venga rifiutato) oppure essere assunto da qualcuno che ci fa da sponsor.

Parlaci del tuo blog, nato come un hobby si è trasformato in un business; come è stato possibile? Quali strategie hai adottato?

Il primo sito www.dubaiblog.it è nato come blog personale per poter condividere con amici e parenti la mia esperienza di Dubai. Allora i social non erano così utilizzati. Poi iniziai a scrivere anche articoli su temi generali inerenti il vivere a Dubai e arrivarono così richieste di informazioni a cui cercavo di rispondere grazie alla mia esperienza diretta o documentandomi attraverso il mio network.

Poi ebbi un’intuizione: dato che spesso arrivavano richieste simili, ogni volta che mi chiedevano qualcosa su cui non avevo scritto, invece di rispondere direttamente, scrivevo un articolo e inviavo il link all’articolo stesso. Così cominciai a creare traffico sul sito.

Poi venne la decisione di espandermi in inglese, prima con una sezione dedicata, poi con un vero e proprio sito separato in inglese. Cercai quindi di farne un lavoro, proponendomi come consulente. La mia fortuna consiste nel aver creato anche un logo efficace che ancora oggi contraddistingue il brand. Quando decisi di trasferirmi negli Emirati Arabi per vivere a Dubai, a quel punto DubaiBlog doveva rappresentare non solo un’attività secondaria, ma la mia unica fonte di guadagno. Per cui approfondii le tematiche di social media, passando giorni e notti a studiare.

Dunque direi che il successo dell’operazione è legata ad un’alchimia di intuizioni (il logo, il portare traffico sul sito etc) e a tanto studio e perseveranza (per mesi scrivevo 3 articoli al giorno pur avendo un altro lavoro).

Da blog personale a network di siti di consulenza, PR e comunicazione web; di cosa vi occupate nel dettaglio?

Fondamentalmente abbiamo due rami d’azienda. Uno si occupa di media e comunicazione (Dubai blog network), l’altro di consulenza aziendale e costituzione società (Free Zone Dubai). Già dai blog infatti (prima fase della nostra storia) ricevevamo tantissime richieste di persone interessate a trasferirsi e vivere negli Emirati come imprenditori o ad ampliare il proprio mercato. Quindi col tempo abbiamo deciso di aprire uno spin-off dedicato all’area consulenza.

Quando ti sei trasferito definitivamente a Dubai? Quali sono state le difficoltà maggiori della tua nuova vita in un paese così differente?

Dal 2004 al 2012 ho viaggiato tra Italia ed Emirati, fino alla decisione di trasferirmi a Dubai alla fine del 2012.

I momenti più difficili sono stati i primi mesi (forse anche i primi due anni) perché non avendo grandi capitali alle spalle ho dovuto fare i conti con l’avvio di una nuova attività e di una nuova vita a tanti kilometri da casa. La mia paura più grande era quella di non avere nulla da fare, invece per fortuna sono sempre stato tanto impegnato, anche se magari le risposte dei clienti arrivavano poi con calma.

Il tutto unito al fatto che Dubai non facilita le relazioni personali, nemmeno tra connazionali; si rischia spesso di sentirsi soli. Io ho la fortuna che vado spesso in Italia per cui sento poca nostalgia del nostro paese e a Dubai ho pochi amici ma fidati e alcuni di essi sono emiratini.

Quali invece i momenti e avvenimenti più felici?

Ce ne sono stati diversi. Appena trasferitomi a vivere a Dubai sono riuscito a organizzare la realizzazione di un video per James Senese (famoso sassofonista e amico di Pino Daniele) sul Burj Khalifa. Proprio con lui siamo stati invitati a suonare per una festa privata della famiglia reale.

Anche la recente pubblicazione del libro “dialetto emiratino” è stata una meta importante per me e tra le due, ci sono stati tanti grandi e piccoli successi, con altrettante difficoltà.

Quali invece i vantaggi di vivere e aprire un business negli Emirati Arabi?

I vantaggi principali di aprire azienda negli Emirati Arabi risiedono, in particolare in alcune free zone, nel dover pagare solo una fee annuale (relativamente bassa) senza ulteriori oneri durante l’anno, né burocratici né amministrativi. Se hai i soldi, paghi e ottieni la licenza e per un anno puoi operare tranquillamente. A fine anno puoi decidere se rinnovare o chiudere.

In questo modo un imprenditore si può confrontare con il mercato e con la propria idea imprenditoriale e non è costretto a chiudere per costi nascosti, cavilli burocratici o altro. Una volta pagata la licenza, non ci sono registri contabili da far vidimare o tasse da pagare ma si ha già pagato tutto il necessario a inizio anno. Questo aumenta anche la qualità della vita a Dubai, perché ovviamente se sei soddisfatto a livello professionale, puoi vivere meglio anche la sfera personale.

Quali sono i consigli che ti senti di dare a chi vuole trasferirsi e aprire un’attività a Dubai? Quali sono secondo te i settori su cui puntare?

Questa è una domanda a cui si fa veramente fatica a rispondere non solo perché stiamo parlando di vivere a Dubai ma anche per il fatto che essere negli Emirati Arabi forse complica un pò le cose. Questo perché siamo all’estero e siamo in un Paese che è mix culturale di persone provenienti da tutto il mondo, un vero e proprio melting pot con una leggera velatura medio-orientale.

Tuttavia anche se restassimo in ambito Italiano, rispondere a tale domanda non sarebbe semplice. Si tratta di una nazione in cui c’è già tutto e allo stesso tempo si potrebbe aver bisogno di qualsiasi cosa. Ogni giorno nuove imprese nascono ma quali sono le variabili che determinano il successo o il fallimento di un’impresa?

A parer mio uno degli aspetti più importanti che determinano il successo dell’attività imprenditoriale è la capacità dell’imprenditore stesso. Il mio consiglio però è passare dalla domanda “cosa conviene aprire?” al “cosa so fare bene?”. Non è possibile creare un’impresa in un settore che non amiamo e che non conosciamo bene. Bisogna identificare il settore di nostro piacimento e competenza e puntare a qualità e innovazione.

Dubai non è un territorio vergine, ma al tempo stesso non è saturo. Per attecchire bisogna puntare su qualcosa di innovativo e di qualità, soprattutto nell’ambito dei servizi c’è un gran bisogno di qualità e professionalità.

Puoi raccontarci alcuni aspetti pratici di vivere a Dubai, come il costo della vita, la convivenza con le persone del posto, la tua giornata tipo?

Il costo della vita a Dubai é sicuramente alto e rimane una delle città più costose del mondo, offrendo però una qualità della vita che reputo migliore di tante altre città italiane. Tutto ovviamente dipende dal proprio stile di vita e già credo sia fondamentale fare una grande distinzione tra l’essere dipendente e l’essere imprenditore.

Anche chi vive negli Stati Uniti da dipendente rischia di non far parte de “l’America che uno immagina”. A Dubai è lo stesso; possibilità ce ne sono ma se poi subito si pensa a voler mostrare uno status e girare solo con auto di lusso frequentando solo determinati posti allora anche 20,000 euro al mese possono essere pochi.

Se poi si è top manager e si hanno tanti benefit (villa, auto, viaggi) forniti dall’azienda allora la questione è diversa. Tuttavia se ci si deve pagare tutto da soli (come nel mio caso), meglio tenere d’occhio il budget o per lo meno decidere se investire in un tenore di vita alto, sulla propria azienda oppure risparmiare.

Non esiste una giornata tipo avendo tanti impegni, spesso diversi da loro però ci sono alcuni punti fissi quando non sono in viaggio: adoro andare al ristorante Bu Qtair (un caratteristico posto dove si mangia pesce), a prendere dolci e the da Hum Yum (anche in questo posto si ritrovano spesso gli Emiratini), e andare a pranzo dalla mia “famiglia emiratina” ovvero un ex capitano della polizia di Abu Dhabi e atleta professionista, che mi hanno accolto in casa come un fratello.

Non mancano mai nella mia giornata tipo a Dubai: tante ore in auto e al telefono, la lotta per trovare il tempo di rispondere alle email nei tempi morti tra gli appuntamenti e almeno 2 ore dedicate all’allenamento. Almeno una volta a settimana cerco di andare di notte in deserto per allenarmi e poi accendere il fuoco e mangiare lì, a volte anche da solo. Quando sono lontano da Dubai il deserto mi manca.

Ho letto che hai da poco pubblicato il libro “Dialetto Emiratino”, ci puoi spiegare di cosa si tratta?

Dialetto Emiratino non è un corso di lingua ma un manuale di conversazione con oltre 1500 tra frasi e parole di comune utilizzo e declinate in dialetto emiratino. Alcuni paragrafi introduttivi sono tesi a facilitare l’utilizzo del manuale, introdurre alcune scelte fatte in fase di elaborazione del manuale e presentare la lingua araba a chi non ha mai studiato.

Vivere a Dubai Nico de Corato

Io ho iniziato a studiare arabo da solo, approfittando di ogni occasione possibile per conoscere parole nuove, modi di dire, eccetera. Tuttavia la grande varietà di dialetti e la mancanza di uno standard consolidato hanno rallentato molto la curva di apprendimento, facendomi perdere la motivazione. Nemmeno i tutorial che avevo trovato online mi aiutavano molto.

Fino a quando ho avuto un’idea: non volevo fare l’interprete o essere scambiato per un madrelingua, ma lo facevo più che altro per cultura personale e per sentirmi più integrato nel Paese. Così ho deciso di concentrarmi sul dialetto locale. Ho iniziato quindi a cercare tutorial di dialetto emiratino e mi sono imbattuto nei video di Hanan (una dei due autori del libro). Quasi subito ho contattato lei e Abdulla, l’altro autore, i quali mi hanno invitato ad una serata di presentazione del loro libro, “Spoken Emirati”. Ho acquistato una copia del libro, il quale sarebbe la versione originale del libro Dialetto Emiratino e immediatamente ho deciso di farlo in italiano. Loro hanno accettato subito.

Studiare il dialetto arabo degli Emirati mi ha aiutato principalmente a creare empatia, a fare amicizie e a sentirmi parte di un sistema e non solo un expat, condizioni fondamentali per vivere a Dubai. Ci sono alcune persone locali a cui sono particolarmente legato e che mi hanno aperto la porta di casa. Per me loro rappresentano la mia famiglia qui. Tutto ciò è stato anche grazie alla lingua, a casa loro infatti si parla quasi solo arabo.

Per lavoro l’arabo non serve molto dato che si parla prevalentemente inglese però aiuta a costruire relazioni, che possono sempre tornare utili in diversi ambiti.

So inoltre che sei uno sportivo e maratoneta, come hai conciliato queste tue passioni con il tuo business e la vita a Dubai?

Sono da tempo attivo in ambito sportivo come ultramaratoneta, elisommozzatore, triatleta, fatbiker e partecipo con frequenza a gare. Ho anche qualche sponsor che mi segue, pur non essendo un professionista. Il lato sportivo ben si concilia con il mio lavoro, grazie anche alla collaborazione con le riviste sportive e al fatto che seguiamo diversi progetti con atleti professionisti (in primis Vittorio Brumotti), ma anche tanti eventi, non solo a Dubai, di di cui sono media partner.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Potrei scrivere altre 6 pagine solo per rispondere a questa domanda ma sicuramente ho investito talmente tanto negli Emirati Arabi che per i prossimi anni la mia vita lavorativa sarà incentrata qui. Sto già lavorando su altri libri con gli altri due co-autori del libro “Dialetto Emiratino”, sono in programma svariati progetti media con Vittorio Brumotti e sto esplorando alcuni settori per diversificarmi ulteriormente.

Dal punto di vita sportivo ho in mente una 160 km in solitaria negli Emirati Arabi e un triathlon, coprendo la parte di bici con la mia fatbike.

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