Chiara e Michele, infermieri in Inghilterra: “il giusto ambiente per crescere professionalmente”

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Chiara e Michele, infermieri in Inghilterra

Chiara e Michele, laurea in Infermieristica, un biglietto di sola andata per il Regno Unito. Ora lavorano come infermieri in Inghilterra a Nottingham e hanno deciso di condividere la loro esperienza sul blog Coppiavventura. Ecco la loro interessante storia!

Ciao ragazzi, presentatevi brevemente… di dove siete e cosa facevate in Italia?

Ciao ragazzi e colleghi! Siamo una coppia poco più che ventenne (24 e 25), una del nord e L’altro del sud (e no, non è l’inizio di una barzelletta). Cosa facevamo prima in Italia? Bè come menzioniamo nel nostro articolo, io ero riuscita ad entrare nel mondo della partita iva e lavoravo come infermiera di territorio, poche commissioni e quindi poco guadagno e soddisfazioni lavorative. Lui invece, aveva iniziato tutt’altro percorso lavorativo, accantonando l’infermieristica per l’assenza di opportunità lavorative.

Qual è stato il vostro percorso fino a questo momento? Dove avete viaggiato/vissuto?

Abbiamo deciso entrambi di partire nell’Aprile 2015. Siamo stati selezionati per un colloquio a Roma ed entrambi, superato il colloquio, siamo stati assunti a tempo indeterminato presso il Milton Keynes University Hospital. Notare bene che qui ancora non ci conoscevamo, ne tantomeno eravamo una coppia. Siamo partiti nel Giugno 2015 e ci siamo fermati per quasi un anno, trovandoci ad essere prima coinquilini per caso e poi per scelta.

Già a Gennaio 2016 maturavamo l’idea di volerci spostare: vuoi la città che ci stava stretta (poca vivibilità per chi, come noi, non aveva una macchina e soprattutto poche attività e possibilità di svago), vuoi la speranza di trovare un ospedale più all’avanguardia che potesse darci possibilità di carriera. Insomma abbiamo consegnato la notice (preavviso di licenziamento) e a Marzo 2016 ci siamo presi un mese di pausa (meravigliosa!) in Italia, per poi tornare in Inghilterra ad aprile, in una nuova città. Ora viviamo da praticamente un anno a Nottingham e siamo più sereni.

Perchè avete scelto proprio Nottingham e di cosa vi occupate ora?

Nottingham si è rivelata favorevole sotto più punti di vista (ovviamente per le nostre esigenze): aeroporto a mezz’ora di autobus dal centro città e ben collegato alle città italiane di nostro interesse (es. Roma, Treviso, Milano Bergamo), ospedali all’avanguardia e con più possibilità di carriera e opportunità di studio, presenza di amici e moltissimi italiani.

Vi sembrerà scontato l’ultimo punto ma credeteci, avere punti di riferimento e persone che capiscono la vostra cultura e le vostre abitudini rende il tutto un po’ più liscio in quello che è un traumatico periodo iniziale. Tutto è nuovo e quell’elemento di familiarità a noi ha aiutato parecchio.

A Nottingham siamo entrambi infermieri, facciamo il lavoro per cui abbiamo studiato ed ottenuto una laurea in Italia. Il compenso è buono e riusciamo non solo a risparmiare dei soldi ma anche ad averne degli altri da usare per pagare il nostro affitto mensilmente (bollette comprese), fare la spesa e continuare a fare ciò che ci piace maggiormente, viaggiare!

Avete avuto difficoltà ad affrontare il trasferimento?

Il trasferimento è stato reso più facile dalla presenza di nuovi amici italiani che sono diventati la nostra seconda famiglia ed un grande punto di riferimento ogni qualvolta che si aveva un momento di debolezza o nostalgia.

Ovviamente il secondo trasferimento è stato molto più facile. La prima volta in Inghilterra invece è stata un bello shock. A dire il vero siamo stati pervasi da emozioni contrastanti, emozione per la nuova avventura ma anche paura. Poi come a tutto ci si fa L’abitudine e ci si crea la propria routine.

Quali sono secondo voi le differenze maggiori tra l’Inghilterra e l’Italia a livello lavorativo?

A livello lavorativo noi dobbiamo ammettere che ha più da offrire l’Inghilterra, perlomeno al momento: ci sono posti di lavoro in praticamente ogni ambito, senza discriminazioni di età. C’è quasi una possibilità per tutti diciamo. Soprattutto nel nostro campo, quello medico e della sanità in generale, sono proprio gli inglesi a venire a cercarci addirittura a casa nostra, in Italia.

Differente è anche il compenso, più elevato in Inghilterra ma che va di pari passo con un costo della vita più alto di quello italiano. Come già vi abbiamo detto, riusciamo comunque benissimo a risparmiare e concederci pure qualche sfizio!

È stato difficile integrarsi con la gente del posto?

Tasto dolente! La nostra risposta è sì, è stato difficile integrarsi. Nella prima città non abbiamo nemmeno dato tanto peso a questo problemino perché eravamo in una bellissima famiglia di circa quindici ragazzi italiani e ci bastavamo tra di noi. Una volta trasferitici nella nuova città, però, il disagio si è fatto sentire un po’ di più.

Ci abbiamo messo la bellezza di otto mesi per creare un rapporto che si avvicina all’amicizia, ma che è ancora lontano anni luce da un’amicizia come la definiremo in Italia. Manca la volontà di conoscerti e soprattutto di entrare nel tuo mondo o farti entrare nel loro. Gli inglesi sono molto freddi e scostanti, poi per fortuna esistono alcune eccezioni, ma noi ne abbiamo trovate ancora poche.

Sentite mai la nostalgia di casa?

Quasi sempre! Se non fosse per i pacchi che ci mandano i nostri genitori con i rifornimenti di cibo nostrano, la risposta sarebbe sempre. Purtroppo per quanti difetti la nostra Italia abbia, la nostra cultura è unica e speciale. Il rapporto che si crea con gli amici, la facilità con cui si condividono dei momenti ed il gioire delle piccole cose come il prendersi un caffè o organizzare una cena in compagnia. Aspetti dell’essere italiani che fanno sentire la loro mancanza una volta all’estero.

Senza poi contare quanto manchino la famiglia e gli amici stretti, per quanto li possiamo vedere ogni due o tre mesi, infatti, ci sono momenti della nostra o della loro vita che ci saremo persi per sempre ed accettarlo è difficile.

Quali consigli avete per chi volesse seguire un percorso come il vostro?

Il consiglio è di farlo! Che sia per sei mesi, un anno o una vita intera. Provateci perché una cosa è certa, come cambiare vita è una prospettiva che vi potrà solo arricchire. Vi metterete in discussione e metterete in discussione anche i rapporti che avrete creato fino a quel momento, perché la lontananza serve anche a questo. Vivere all’estero vi cambierà e cambierà anche chi vi sta intorno, e vi aiuterà a vedere il mondo con altri occhi, ad aprirvi ad altre culture, a comprendere ciò che è bello della vostra cultura e ciò che invece non lo è e andrebbe cambiato!

Progetti futuri e sogni…

I nostri progetti? Bè, su quelli ancora ci stiamo lavorando e noi stessi ancora non sappiamo se faremo di questa esperienza come infermieri la nostra vita futura o se invece la accantoneremo solo come una meravigliosa parentesi.

Ci auguriamo di capire cosa è veramente importante per noi e a cosa proprio non possiamo rinunciare, e questo lo auguriamo anche a voi! Fate quello che vi rende felici, e se vorrà dire comprare un biglietto di sola andata verso un posto che non è casa vedrete che prima o poi anche chi vi sta a cuore capirà le vostre ragioni! La vita è vostra e ne avete solo una!

Buona fortuna e buona vita a tutti quanti dai vostri Coppiavventura!

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